AZIONI ILLIQUIDE

Le AZIONI ILLIQUIDE Sono azioni non quotate senza un mercato di scambio efficiente e quindi  incommerciabili. Sono prodotti rischiosi, venduti a risparmiatori con un profilo di rischio basso o medio-basso cui è stato fatto sottoscrivere in massa clausole di inadeguatezza.

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AZIONI NON QUOTATE SENZA MERCATO

Nel corso del decennio che va dall’inizio alla fine degli anni 2000, nel nostro Paese si è manifestata una notevole dinamicità del mercato azionario delle banche non quotate. Si è trattato, in particolare, di titoli azionari emessi e collocati, o anche solo negoziati, da casse di risparmio e da banche popolari.

A seguito delle massicce vendite di azioni non quotate sui mercati azionari ai risparmiatori retail e della difficoltà in cui si sono trovate molte banche non quotate, (alcune delle quali sono state oggetto di provvedimento di commissariamento straordinario, si veda la Carife di Ferrara e la Tercas di Teramo), la situazione di liquidità propria di tali azioni ha portato ad un sistema di scambi dei titoli non quotati completamente paralizzato.

Per effetto di ciò, i risparmiatori sono rimasti bloccati anche con ingenti capitali in considerazione del fatto che le azioni non quotate non avevano più un mercato di scambio efficiente e quindi sono diventate pressoché incommerciabili.

PRODOTTI RISCHIOSI CON RISPARMIATORI CON PROFILO DI RISCHIO BASSO

PRE – MIFID

In passato, le azioni sono state vendute massicciamente anche e soprattutto a risparmiatori con un profilo di rischio basso o medio-basso e, al fine di operare ugualmente la vendita di prodotti rischiosi, quali devono essere considerate le azioni non quotate ( ILLIQUIDE), si è fatto sottoscrivere in massa clausole di inadeguatezza, molto spesso, però, inefficaci in quanto non contenenti in modo valido l’indicazione dei motivi di inadeguatezza stessa. Ciò è avvenuto per le negoziazioni pre – MiFID e, pertanto, per le operazioni in cui era applicabile il vecchio articolo 29 del Regolamento Consob del 1998.

INVESTITORE RETAIL CON PATRIMONIO BLOCCATO IN AZIONI ILLIQUIDE:

POST – MIFID

Per le negoziazioni post MiFID, molte banche hanno utilizzato tecniche di vendita massiccia, ma  parimenti illegittime. Il 2 marzo del 2009 la Consob ha emanato la Comunicazione n. 9019104 relativa ai doveri dell’intermediario nella distribuzione di prodotti finanziari illiquidi. Il documento si inserisce nell’ambito delle misure di c.d. “livello tre” sul regolamento intermediari con cui la Consob fornisce orientamenti interpretativi di dettaglio funzionali alla concreta applicazione del nuovo sistema normativo di derivazione comunitaria.

OFFERTE DELLE BANCHE POPOLARI

La la Comunicazione n. 9019104 CONSOB tratta della distribuzione alla clientela al dettaglio di prodotti finanziari illiquidi, che secondo la Consob sono quelli che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di tempo ragionevole, a condizioni di prezzo significative. D’altra parte la Consob nel suo provvedimento sostiene che la condizione di “liquidità” potrebbe essere garantita dall’impegno dello stesso intermediario al riacquisto secondo criteri e meccanismi prefissati e concreti come quelli che hanno condotto al princing del prodotto nel mercato primario.

Sempre nella Comunicazione, quando si parla di prodotti illiquidi, si fa riferimento a titolo esemplificativo, alle obbligazioni bancarie, alle polizze assicurative e ai derivati OTC, ovvero negoziati “over the counter”. Si consideri, inoltre, che le due decisioni dell’Ombudsman bancario del 30 luglio 2014 e del 30 aprile 2015 non si sono proprio poste il problema dell’applicabilità della Comunicazione Consob del 2009 alle azioni illiquide della Carife e della Sparkasse di Bolzano, ma sono scese direttamente al merito della questione e nel caso della Carife hanno ritenuto che la stessa banca non avesse rispettato la Comunicazione del 2009, mentre nel caso della Sparkasse è stato ritenuto, sia pure erroneamente, che la banca aveva di contro rispettato la stessa Comunicazione Consob.

OBBLIGHI INFORMATIVI PRIMA E DOPO

In tema di prodotti finanziari illiquidi il diligente assolvimento degli obblighi informativi ex art. 21, comma 1, del Testo Unico Finanziario impone all’intermediario una specifica informativa :

  1. ex ante = consistente nella scomposizione del complessivo esborso di capitale tra il c.d. fair value del titolo ed costi dell’operazione, precisazione del valore di smobilizzo dell’investimento nell’istante immediatamente successivo all’operazione di acquisto, specificazione delle condizioni di smobilizzo evidenziando maggiori difficoltà, tempi e costi connessi al livello di illiquidità, precisazione della circostanza per cui l’unica fonte di liquidità sia lo stesso intermediario negoziatore, dettagliando le regole di princing applicabile, nonché offrire un set informativo che confronti il prodotto illiquido con altri prodotti semplici, noti, liquidi, a basso rischio, con analoga durata e larga diffusione;
  2. ex post = consistente nell’invio di una rendicontazione periodica che specifichi il fair value aggiornato ed il presumibile valore di realizzo sulla base delle reali condizioni di smobilizzo.